Giuseppe Mazzini

   

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                                                       « La patria è la casa dell'uomo, non dello schiavo »

(Giuseppe Mazzini, Ai giovani d'Italia)

 

Salve a tutti,

sono Giuseppe Mazzini e mi trovo a Pisa, ospite dei alcuni miei amici, ho sessantasei anni ed ho una lunga ed entusiasmante storia da raccontarvi, la storia della mia vita, turbolenta ed ardimentosa, le difficoltà non sono mancate ma sono stato sempre spinto da un forte desiderio: un'Italia libera ed unita...
se hai un po' di pazienza ti racconto la mia storia.

Sono nato a Genova, il  22 giugno 1805. Sono stato un patriota, politico e filosofo italiano ed ho contribuito all'Unita d'Italia.

Nel 1820 a soli 15 anni sono stato ammesso all' università, in un primo tempo agli studi di medicina poi a quelli di legge e mi laureai in giurisprudenza. 

Poco dopo la laurea, entrai a far parte della cosiddetta Carboneria, ossia una società segreta con finalità rivoluzionarie.

Iniziai una collaborazione con "L'indicatore genovese", giornale che si professava letterario a mò di copertura, presto soppresso dal governo Piemontese il 20 dicembre.

Mi spostai  e cominciai a collaborare invece all'"Indicatore livornese".        

Insieme a questa attività, svolsi una ben più concreta attività di persuasione fra la gente, viaggiando in Toscana e cercando aderenti alla Carboneria. Proprio a Genova, però,  fui tradito e denunciato alla polizia come carbonaro e fui  arrestato e chiuso in carcere nella fortezza di Savona. Non avendo prove contro di me, fui obbligato a scegliere tra andare in un posto isolato del Regno di Sardegna sotto la sorveglianza della Polizia oppure andare in esilio a Marsiglia. Scelsi di andare a Marsiglia. Andai  così a Ginevra e a Lione e incontrai alcuni esiliati italiani,come me, e con loro partii per la Corsica, per organizzare un aiuto  a favore degli insorti dell'Italia centrale.

Rientrai  in Francia dove fondai a Marsiglia la Giovine Italia con il proposito di costituire la Nazione "Una, Indipendente, Libera, Repubblicana".

Feci stampare una lettera aperta a Carlo Alberto, appena salito al trono per esortarlo a prendere l'iniziativa della riscossa italiana.

Nel 1832, a Marsiglia, iniziai poi la pubblicazione della rivista "La Giovine Italia", con  buon successo e ben presto l'associazione Giovine Italia si estende anche nell'ambito militare.

Per la mia attività rivoluzionaria, io fui  condannato a morte in contumacia il 26 ottobre dal Consiglio Divisionale di Guerra di Alessandria.

Scappai, allora, in Svizzera. e mi accordai con patrioti esuli di tutte le nazionalità oppresse,favorendo la costituzione delle società, più o meno segrete, Giovine Polonia, Giovine Germania, che, collegate con la Giovine Italia formano la Giovine Europa, tendente a costituire le libere nazioni europee affratellate.

Il Gran Consiglio di Berna mi espulse perché avevo anche promosso la Costituzione della Giovine Svizzera.

A questo punto in compagnia dei fratelli Ruffini, mi fermai prima a Grenchen  e poi seguirono numerosi spostamenti.

Quando avevo 31 anni fui arrestato a Soletta e poco dopo la Dieta Svizzera mi esilia in perpetuo dallo Stato. 

La Giovane Europa fu la più grande concretizzazione del mio pensiero di libertà delle nazioni e la fondai nel 1834 presso Berna in accordo con altri rivoluzionari stranieri. Il movimento ebbe anche un forte ruolo di promozione dei diritti della donna.

Mi recai a Parigi, dove il 5 luglio fui arrestato e rilasciato a patto che partissi per l'Inghilterra e infatti nel gennaio del 1837  giunsi a Londra, dove ho vissuto in miseria ricevendo più tardi modesti compensi per la collaborazione a giornali e riviste inglesi.

Siamo ormai nel 1840 e finalmente siamo riusciti a costituire la Giovine Italia. Il 10 novembre iniziai a Londra la pubblicazione del periodico (apostolato popolare), che reca nel sottotitolo: Libertà, Eguaglianza, Umanità, Indipendenza, Unità - Dio e il popolo - Lavoro e frutto proporzionato.

Ho fondato la scuola gratuita per i fanciulli poveri di Londra, da dove ho sottoscritto una lunga lettera a Pio IX e gli ho indicato che dovrebbe e potrebbe recarsi  a Parigi per dettare lo statuto dell'Associazione Nazionale Italiana.

Successivamente giunsi a Milano liberata ormai dagli austriaci e fondai il quotidiano "L'Italia del popolo", nel quale chiarivo  le mie idee sul modo di condurre la guerra. Nell'agosto lasciai  Milano per l'arrivo degli austriaci e raggiunsi Garibaldi a Bergamo seguendolo in qualità di alfiere. 

Il 9 febbraio 1849 ho proclamato la Repubblica romana e mi piace ricordare il messaggio che mi scrisse Goffredo Mameli: "Roma Repubblica, venite!" per farmi accorrere a Roma, dove era successo l'incredibile! Il 5 marzo entrai  a Roma "trepidante e quasi adorando". Il 29 marzo sono stato nominato triumviro della Repubblica romana con Aurelio Saffi e Carlo Armellini.

La Repubblica romana fu, però, soppressa dalla reazione francese e pontificia nel 1849 e fu l'ultima rivolta a cui presi  parte direttamente.

Nel 1851 io tornai a Londra, dove mi fermai  fino al 1868, tranne numerose visite di settimane o di pochi mesi nel continente. Fondai nella capitale inglese la società "Amici d'Italia" per estendere simpatie alla causa nazionale.
Dopo alcuni anni ancora fuori dall'Italia, nel '57 tornai a Genova per preparare con Carlo Pisacane l'insurrezione che dovrebbe poi scoppiare nel capoluogo ligure. La polizia non riesce ad arrestarmi e, per la seconda volta, sono condannato a morte in contumacia (28 marzo 1858).

Londra, ancora una volta mi accoglie e da qui scrivo una lettera a Cavour per protestare contro alcune sue dichiarazioni opponendomi alla guerra all'Austria in alleanza con Napoleone III.

Escluso dall'amnistia concessa all'inizio della guerra, mi recai clandestinamente a Firenze. La speranza era quella di poter raggiungere Garibaldi per l'impresa dei Mille, cosa che si avvera solo nel 1861, grazie ad un'adunanza di mazziniani e garibaldini in soccorso a Garibaldi in difficoltà in Sicilia e Napoli.

L'11 agosto 1870 partii per la Sicilia sperando in un movimento insurrezionale, ma a Palermo prima di scendere dalla nave, fui arrestato; il 14 agosto fui portato al carcere del forte di Gaeta. Conservo ancora l'articolo della notizia del mio arresto scritta sulla Gazzetta piemontese del 16 agosto 1870.

 

 Il 14 ottobre fui liberato, grazie all'amnistia concessa ai condannati politici per la presa di Roma. Dopo brevi soste a Roma, Livorno, Genova, ripresi la via dell'esilio. Fui a Lugano alla fine di ottobre; ritornai a Londra alla metà di dicembre e poi di nuovo a Lugano.

Nel novembre del 1871  promossi il Patto di Fratellanza tra le società italiane operaie.
Sono giunto in incognito a Pisa, ospite dei Nathan-Rosselli, da dove ti sto scrivendo e spero di trascorrere gli ultimi giorni della mia vita con maggiore serenità, ma con l'orgoglio di aver fatto tutto il possibile per la mia amata patria...