PAROLE PER LA RAMMENDATRICE (PASSAPÈSSI)

 

 

CONTROLLARE

 

D

DIFETTI

 

 

M

MISURARE

 

 

R

RAMMENDARE,

RAMMENDATRICE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONTROLLARE: quando la pezza di tessuto esce dal telaio, viene srotolata dalla tessitrice e disposta in pezze piegate ( chierese: faldé, da falda = piega). La rammendatrice le controlla ad una ad una (passa le pezze), un tempo facendole passare su un bancone, Chierese: bancon (bancun), oggi usando una macchina spesso computerizzata che assomiglia ad una grande lavagna: il TRIBUNALE. Viene definito così perché “giudica” lo stato del tessuto. Controllare deriva dal francese contrôler, derivato di contrôle = controllo. Chierese: passé ër pèssi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MISURARE: la rammendatrice misura anche le pezze. Chierese: auné, da auna, barra di legno con piastrine a punta per misurazione. E’ un’antica misura di lunghezza usata in Francia (m1,2) e in Belgio (m 0,695). In francese aune, che deriva dal franco alina .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RAMMENDARE: aggiustare o, se non è possibile, segnalare i difetti. Rammendare deriva da r e ammendare = emendare, correggere. Chierese: passé ër pèssi, come per controllare.
Gli strumenti della rammendatrice sono l’ago (chierese: gucia), per il rammendo, con una piccola pallina sulla punta, le forbici (Chierese: tesòire, dal tardo latino cisoria, da caesoria, da caesum, caedere = tagliare a pezzi), e il pettine (chierese: pènto).
Quando si rompe un filo, la rammendatrice lo riprende con l’ago; se c’è un piccolo ingarbugliamento usa il pettine per districarlo; a volte, quando la tessitrice a telaio ha annodato un filo rotto in modo non corretto, con un nodo fatto troppo spesso (non “fatto sull’unghia”, cioè un nodo partcolare, difficile perché si utilizzano le unghie, ma che rende il rammendo invisibile), la rammendatrice lo taglia con le forbici e passa con l’ago un filo nuovo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIFETTI: come vengono detti in dialetto Chierese:

DI TRAMA:

B

BABI, BATÙA

 

M

MOLAN- A

D'ORDITO:

 

S

SCAMBIURA,

SCAMIURA,

SORELA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DI TRAMA:

BABI: si verifica quando il filo della trama si ingarbuglia e si aggroviglia ammucchiandosi in un brutto pasticcio. In chierese il babi è anche il rospo. La rammendatrice lo segnala con un filo colorato che cuce a lato, sulla cimossa.

BATÙA: un punto del tessuto più spesso. Deriva da battuta (passaggio della navetta da una parte all’altra del telaio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MOLAN-A: quando si incontra un punto del tessuto più rado, cioè sono state fatte in un cm meno battute del previsto, "quand la stofa a l'è raida com ‘na raisòla". Può essere solo segnalato. Molàn-a deriva dall’aggettivo mol, molle, latino mollis.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

D'ORDITO:

SCAMBIURA, SCAMIURA: si verifica quando nel pettine si strappa il filo e la tessitrice, per aggiustarlo, sbaglia e lo accavalla. Deriva da scambiare, s+cambiare = effettuare uno scambio.

SORELA: si verifica quando due fili vanno insieme, come "due sorelle".