Chiesa di S.Domenico

 

Percorrendo il tratto terminale della centralissima via Vittorio Emanuele, dopo aver oltrepassato l'Arco eretto alla fine del Cinquecento in onore dei Savoia e superata la casa dei Villa, si incontra la struttura gotica della chiesa di San Domenico, notevole esempio architettonico del Quattrocento piemontese. Il primo documento che testimonia la presenza dell'Ordine dei frati Domenicani in Chieri è del 1278 ed è probabile che i religiosi, provenienti da Torino, si siano stabiliti fuori dalla prima cerchia delle mura medievali nei pressi di quella porta che proprio da loro prenderà poi il nome.

La Chiesa medievale conosce Francesco d'Assisi (che sosta a Torino nel 1214), ma è l'Ordine mendicante dei Domenicani che, dopo aver elevato in onore del suo fondatore la chiesa di San Domenico a Torino (dove nel convento attiguo avevano l'incarico di svolgere l'ufficio di inquisitori) si insedia poi nella città. La chiesa gotica però iniziò solo nel 1326 quando vi si tenne per la prima volta il Capitolo Provinciale della Congregazione. Erano gli anni nei quali i Domenicani, così come l'altro ordine monastico dei Celestini, avevano la forza e il potere di eleggere papi a poca distanza l'uno dall'altro: prima Celestino V che rinunciò alla lotta ("colui che fece per viltade il gran rifiuto" così come scrive Dante Alighieri, pur senza nominarlo, ponendolo all'Inferno della sua Commedia),

poi Benedetto XI (proveniente dall'Ordine che aveva nel suo stemma l'immagine di un cane da cui poi il termine "Domini-Canes", con un profondo significato simbolico e, pur morendo nel 1304 dopo solo poco più di un anno di regno, riuscì a dare l'impulso e sviluppo alla crescita e al diffondersi dei domenicani. Una seconda testimonianza riguardante il San. Domenico chierese si ha nel 1373 quando l'inquisitore Tommaso da Casasco condannò 5 eretici a varie pene, una delle quali prevedeva "...quod contribuatis florenos centum magnos boni auri et ponderis pro fabrica aclesie Santi Dominici de Cherio...". Dell'antica chiesa non se ne conoscono però più le caratteristiche e forse solo il campanile si può far risalire a questa fase storica anche se alcuni studi farebbero coincidere il transetto dell'attuale chiesa con la prima edificazione consacrata nel 1388. Il chiostro Morte, che ha mantenuto questo nome ancora oggi perché corrisponde al luogo dei seppellimenti di S. Raffaele. Questi nel 1388 (prima di essere messo al rogo anche lui come eretico) confessa all'inquisitore Antonio da Settimo di aver partecipato, nel 1365, alle riunioni di un gruppo eretico che si ritrovava in Andezeno e fa il nome, tra le altre, di Leona la Cortona come aiutante della "strega notturna" Bilia la Castagna, anche lei ormai defunta almeno da vent'anni prima e specifica che Leona "mortua est et iacet in Santo Dominico". Oggi un appartato e monacale spazio verde ha sostituito l'antico sepolcreto, ma proprio sul muro perimetrale che lo delimita fa bella mostra di sè una finestrella incorniciata da semplici mattoni in cotto (ritrovata durante gli ultimi lavori di restauro e ripristinata alle sue antiche funzioni) a testimonianza incontestabile dell'origine trecentesca del luogo.


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