Poirino e le sue storie

Il pilone di Sant'Eurosia situato presso un bivio della frazione Cacceri di Poirino Ŕ una delle testimonianze, sebbene indirette, di come anche nel Chierese fossero conosciute le piemontesissime “masche”, le streghe che solo di rado accondiscendevano a compiere un'opera buona ma che pi¨ spesso erano dedite a malefici ed in grado di assumere, soprattutto di notte, le sembianze di un animale: gatto innanzitutto, ma anche cane, cavallo, capra eccetera. E se si bastonava o mutilava quell'animale misterioso, venuto chissÓ da dove, il mattino seguente ci si accorgeva che una certa persona, la “masca” appunto, era coperta di lividi o monca.

Non che, probabilmente, Poirino fosse terra di “masche” pi¨ di altri luoghi del Chierese. Ma esso Ŕ l'unico centro zona in cui un appassionato di tradizioni popolari abbia setacciato, ormai venti e pi¨ anni fa, la memoria di quanti allora erano anziani e che oggi sono in gran parte scomparsi. Dai loro racconti si apprende che un tempo le “masche” si sarebbero date appuntamento la notte al bivio della frazione Cacceri, portando con sÚ i “fagot”, da alcuni descritti come involti pieni di “mŔisin-e grÓme” (pozioni, ungenti, veleni) e da altri come ricolmi di buoni cibi: il mangiare a sazietÓ, del resto, Ŕ una costante in molte descrizioni di sabba, i raduni notturni in cui, presente il diavolo, si sarebbero celebrati i banchetti, orge, profanazioni di riti cristiani.

Gli anziani poirinesi che resero queste testimonianze concordavano nell'affermare di ripetere cose narrate dai loro vecchi, e che le “masche” non si fecero pi¨ vedere dopo che, al bivio dei Cacceri, fu edificato il pilone dedicato a Sant'Eurosia di Jacca (un centro dei Pirenei spagnoli), vergine e martire di cui si hanno pochissime notizie certe (fu uccisa, pare, nel 714), che si festeggia il 25 giugno e che viene invocata contro la tempesta ed i tuoni e per ottenere un buon raccolto.

Poirino Ŕ teatro anche di un altro racconto relativamente recente relativo alle “masche”. Lo raccolse nel '68 un giornalista della Gazzetta del Popolo, che a Poirino intervist˛ l'allora settantaseienne Clara Capra.

Da giovane il suo defunto marito Giacinto, contadino, le aveva confidato di aver assistito ad un autentico prodigio: una sera, tornando dai campi, trov˛ una cavalla senza padrone nei pressi del cimitero. La port˛ nella stalla e alla mattina al suo posto, legata alla greppia, c'era una bella donna che piangeva e supplicava “Sono la signora Corrado, mi sleghi, mi lasci andare e non lo dica a nessuno”.

Ma non erano tutte a Poirino le “masche” del Chierese. Ne rende testimonianza anch'essa indiretta e derivante da dicerie raccolte fra il popolo, Luigi Cibrario, lo studioso che nel secolo scorso fu autore di numerose pubblicazioni di storia piemontese.

Scrivendo di Usseglio, paese in cui possedeva una casa, afferma: “Non mancano nelle valli alpine leggende, e non mancano ad Usseglio. Dietro la mia casa, al Cortevicio, v'ha una rocca chiamata il ballo delle streghe. Le streghe vengono volando da Chieri (povera Chieri!), rubano le galline per via e recansi a mangiarle sulla fascia violata presso alla punta del vento”.


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