Località (Santena) 

Tra Chieri e Santena, lungo strada Fontaneto, in un paesaggio agricolo stravolto da svincoli autostradali e nastri di asfalto postmoderni della tangenziale, la "località Ponticelli" corrisponde come ubicazione alla cascina Guetto. Nel medioevo il visitatore di questi luoghi avrebbe però incontrato altri panorami e la presenza del castello di Ponticelli non sarebbe passata inosservata. Storicamente se ne hanno notizie a partire dal 1345 quando il Marchese Giovanni II di Monferrato, in aiuto ai fuori usciti di Chieri, comunica la sua vittoria al castello di Gamenario ( presso Santena, ma oggi scomparso ) contro le truppe Provenziali da lui costrette a ripiegare sul castello di Ponticelli.... Nel 1351 è documentata la presenza in chieri del Conte Verde, come "arbitro" per la riappacificazione dei chieresi e dove ricevette omaggio dai più influenti cittadini tra i quali Manfredo Bertone Balbo

(signore del castello di Pessione) e Guglielmone Vignola possessore del castello di Ponticelli... In quegli anni era presente in Chieri un folto gruppo di eretici catari che si è diffuso anche tra la nobiltà e tra i rendiconti dell'attività degli inquisitori impegati ad estirpare l'eresia vengono menzionati i Balbo, i Merlo, i Tana e i Vignola: per i Vignola gli inquisitori fanno precedere il nome dal titolo "Domini Ponticelli" per indicare la condizione sociale agiata. Si fanno notizie di riunioni eretiche notturne in varie località della campagna tra cui spesso in "località Ponticelli" dove alcuni eretici abbienti conservavano proprietà fondiarie e diritti signorili. Gli eretici chieresi nobili non ebbero grossi fastidi con l'Inquisizione durante il Trecento, ma nel 1412 per iniziativa dell'inquisitore Giovanni di Susa (il quale affermò che era provata la presenza di 15 eretici certi sepolti in Chieri, o in cimiteri o in chiese, cioè in terra benedetta, e che non si poteva tollerare che i loro corpi riposassero insieme a quelli dei buoni cristiani)vennero identificati i nomi di quelli che erano stati in vita i capi della setta.

L'inquisitore, con apposita sentenza, stabilì che i loro corpi fossero esumati, pubblicamente bruciati e le loro propietà confiscate per essere divise in parti uguali tra il potere civile e la Chiesa. Tra gli eretici compaiono i nomi di Guglielmone Vignola e sua moglie Margherita, signora di Ponticelli. Inutilmente i discendenti cercano di opporsi e Giacomo Vignola, insieme ad altri, "abiurò" addirittura gli errori degli avi, ma la condanna posta, fu comunque eseguita in piazza Mercadillo il 3 Agosto 1423 e dopo aver posto sopra la catasta di legna le ossa, i resti e i ritratti degli eretici esumati, venne appiccato il fuoco alla presenza di Ludovico di Savoia, principe di Acaja, e di folto pubblico: poi le ceneri furono poi disperse al vento... Oggi del Castello di Ponticelli esiste soltanto una robusta torre cilindrica, forse opera quattrocentesca che ha sostituito la precedente torre quadrata del castello "Guelfo" posto a tutela dei casali della pianura meridionale sul confine chierese col territorio di Asti e Saluzzo. Questa torre rotonda, parzialmente conglobata nella struttura di una cascina, resta quindi l'unica testimonianza di lontani e notturni incontri eretici.


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