Processo e sentenza contro il fabbro Giacomo Ristolassio di Carmagnola 

Processo ed interrogatorio di Giacomo Ristolassio accusato di eresia, cui segue la sentenza di condanna al rogo dell'imputato riconosciuto colpevole. La sentenza è emessa dall'inquisitore Giovanni di Susa e resa pubblica nel convento di S. Domenico di Chieri. Si tratta di una copia autentica del processo e della sentenza come dimostrano le indicazioni dei testimoni e la sottoscrizione del notaio che dichiara, tra l'altro, di aver tratto il documento direttamente dal libro dell'inquisitore (frate Giovanni di Susa) per volontà del medesimo. Fascicolo, rilegato con spago, costituito da quattro fogli di scrittura ed uno di guardia. Quest'ultimo presenta caratteristiche differenti rispetto agli altri: le dimensioni sono leggermente inferiori (mm. 290x210), la grana Š pi- grossa il colore più scuro e, inoltre la carta non Š filigranata. Rigatura e margini non visibili; tuttavia, la regolare distanza fra le righe e l'uniformità di scrittura ne presuppongono l'esistenza. Al foglio 2v è riportata, nel margine sinistro un'integrazione del testo; non mancano correzioni e cancellature scrittura corsiva, uniforme piuttosto curata ed attenta, di unica mano, inchiostro nero. Si tratta di minuscola notarile del XIV secolo, scrittura di tipo documentario caratterizzata da frequenti legature e dalla presenza di numerosi segni abbreviativi. Questi ultimi sono costituiti da linee orizzontali con andamento curvilineo che contribuiscono, unitamente alle lunghe aste di lettere come la "s", la "f" e la "p", a colmare le distanze tra una riga e l'altra. La parte del testo contenente il processo ripete la struttura tipica dell'interrogatorio con l'enunciazione delle domande rivolte all'imputato dall'inquisitore e le rispettive risposte (interrogatus si...respondit quod...). Il procedimento giudiziario è scandito anche visivamente dal trascorrere del tempo, l'interrogatorio si protrae per nove giorni (dal 12 febbraio al 10 marzo del 1395), per nove volte il fabbro Ristolassio si presenta davanti a Giovanni di Susa, ed ogni volta la sua colpevolezza risulta pi- evidente e le prove a suo carico più schiaccianti. Dal foglio 5v muta il tipo di registro utilizzato dal notaio: si passa ad un testo unico consequenziale ed uniforme. È la parte dedicata alla sentenza di condanna, che si apre con l'invocazione a Dio e si chiude con la sottoscrizione del notaio che redasse il documento originale, Percevallo Raschiero di Chieri. Lo stato di conservazione del documento è buono pur presentando macchie strappi e tagli questi ultimi localizzati soprattutto negli angoli e nei bordi esterni del fascicolo. Poche, anzi pochissime le indicazioni relative ai luoghi che l'eretico frequentò nel territorio del comune di Chieri. Il testo fa riferimento unicamente alla chiesa di S. Domenico, all'interno della quale Ristolassio fu interrogato e dove fu data pubblica lettura della sentenza

1. f. 5 r [...] in Cherio in ecclesia fratrum Predicatorum in publica predicacione maximo populo ibi existente fuit interrogatus recitatis prius cunctis eius erroribus coram toto populo, si vellet abiurare ea que dixerat, respondit quod non et sic fuit sententiatus et remissus brachio et iudicio seculari.

2. f. 6 v Lecta lacta et promulgatafuit hec nostra sentencia in publica predicacione in ecclesia sncti Dominici in Cherio ordinis fratrum Predicatorum.


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