Via San pietro

 

 Nel medioevo Chieri era cinta da due anelli concentrici di mura: della prima e più antica cerchia, voluta dal vescovo Landolfo nel 1037, restano pochissime tracce e toponimi; della seconda invece sono più evidenti i segni ed è persino possibile ancora oggi seguirne il tracciato percorrendo le vie che un tempo le costeggiavano sia esternamente (extra muros) sia internamente dentro alla cinta difensiva (retro muros).

La seconda cerchia fu costruita poco prima del 1313 e raccolse al suo interno gli edifici religiosi di San Domenico, San Francesco, San Leonardo e Sant'Antonio creando nuove "porte" che rispettavano le direzioni delle principali vie di accesso della città. E sulla via verso Cambiano e Moncalieri si aprì Porta di Arene che inglobò, all'interno del territorio urbano protetto, con larga fascia di terreno poco densamente fabbricato in una previsione di futuro sviluppo edilizio. Fu una precauzione errata in quanto il fenomeno dell'inurbamento si esaurì proprio verso la metà del 1300 e quei terreni rimasero, soprattuttto nelle vicinanze della porta di Arene, inabitati e destinati ad orti urbani (gli orti di Arene).Osservando il quartiere posto accanto alla porta di Arene, così come lo presenta la tavola di Chieri del Theatrum Sabaudiae del 1682, lo si connota come un insieme di radi e piccoli fabbricati, modeste costruzioni tipologicamente non dissimili dalle case rurali, circondati da spazi verdi coltivati in una dimensione tipicamente medievale di zona agricola inurbata. La presenza del ponte sul rio Tepice e, di fronte alla porta, dalla chiesa dell'Annunziata, (le cui origini sono legate alle vicende dell'Ospedale dei Gribaudenghi nato nel 1278 per opera di Enrico Gribaudi con lo scopo di "aiutare i viandanti, assistere i poveri e curare gli ammalati") sono altri elementi di indentificazione architettonica tesa a confermare la modesta situazione sociale ed economica dei residenti in questa parte della città. Tra queste ambizioni viene identificata nella deposione di A. Galosna (il 15 Novembre 1387) la casa di una presunta eretica Averarda, riconoscibile perché claudicante e accusata "de Valdesia...que claudicat moratur iuxta punteum arenaurum...".

All'interno delle mura l'approviggiamento idrico proveniva quasi totalmente da pozzi, alcuni privati e altri pubblici (Pozzo di San Leonardo, Pozzo dei Pellegrini ecc...). Un pozzo chiamato "Pozzo dei Buoni Piedi" erano collegati in una piazzetta del quartiere Arene: documentata l'identificazione con il Pozzo della denuncia; ma ancora oggi in Via San Pietro, tra resti di auto demolite e altri rottami urbani, in un piccolo slargo della via, fa bella mostra di sè una costruzioncina quadrangolare a campanna in mattoni e lastre di granito sulla copertura che risulta essere sicuramente un bel Pozzo anche se in disuso e abbandonato... è forse questo il Pozzo accanto al quale abitava la Averarda? La modesta struttura rimaneva tra le ultime testimonianze medievaleggianti della zona dove anonimi complessi condominiali hanno stravolto l'urbanistica e cancellato gli antichi bassi fabbricati degli ortolani vicini di casa dell'eretica.

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