Piazza Umberto I

 

 

Provenendo da piazza del Duomo e oltrepassata Via XX Settembre (l'antica contrada del Ponte di Pietra perché qui nel medioevo esisteva un ponte in pietra sul Tepice) inizia via San Domenico che poco dopo costeggia i palazzi Costa-Raschieri con il loro portico e torre affacciati verso la medievale sede del mercato della carne (la "becaria" pubblica, nel Cinquecento chiamata la "halla del mercato" e demolita durante l'occupazione spagnola per diventare l'attuale piazza Umberto I).

I Raschieri, famiglia potente ed aristocratica appartenente alla "consorteria" degli Albussano, ebbero nel medioevo insieme alla famiglia dei Costa il loro principale nucleo abitativo in una serie di edifici posti in Via San Domenico. Dopo un periodo di grande fortuna subirono, verso la fine del Trecento, tormentate vicende che ne provocando la decadenza e i loro secolari immmobili posti sulla piazza becaria iniziarono un lento ma inarrestabile degrado alterandosi in varie successsivae trasformazioni. Il "Palacium" è posto ai numeri "21b" e "21c" della via e quando i Raschieri dovettero cedere l'avvio immobile questo venne modificato in albergo (Albergo del Cavallo Bianco) di cui si hanno notizie storiche già dalla fine del 700.

Venne ampliato e modificato nel secolo successivo con lavori effettuati da Antonio Guinetti, il proprietario popolarmente conosciuto come "Barba Gin" e dalla moglie "Nonna Rosalia". Attualmente l'edificio si presenta fortemente degradato e bisognoso di restauri. La torre posta al 21 già documentata nel 1263 e sopravvissuta malamente fino al secolo XVIII, fu capitozzata per ridursi oggi al ruolo di scala e vano ascesore per gli uffici della USSL. Giacomo Bech, nella sua deposizione registrata dall'inquisitore Antonio da Settimo nel Palazzo Vescovile di Torino il 21 Agosto del 1388, afferma di aver conosciuto alcuni Chieresi appartenenti a famiglie tra le più influenti che si erano recati in Slavonia a perfezionare le loro conoscenze del Catarismo e nomima fra gli altri anche tale Bernardo Raschieri indicando la data di questo incontro nell'anno 1381. Bernardo Raschieri fu allora sottoposto ad inquisizione, ma nel processo risulta non essere riconosciuto come eretico: è un interessante e raro esempio di persona denunciata, inquisita e poi successivamente scampata al rogo.


 

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