Avventura al museo

di

Elena Massimello

Chiara Cestari

Patrick Donadio

I personaggi di questo racconto sono stati presi dal libro: "Speciale Violante" di Bianca Pitzorno. Barbara, Valentina e Vittoria sono le protagoniste e questa che se seguirà sarà una delle loro tante avventure…

So che può sembrare impossibile ma quello che sto per raccontare è successo veramente.Il 29 febbraio 2000, con la classe (incluse Vale e Vittoria) eravamo andate a visitare la Galleria D’Arte Moderna a Torino. Io ero molto eccitata perché non vedevo l’ora di poter prendere qualche spunto per i miei quadri, che avrei mostrato alla signorina Pancaldi la prossima estate a Dorgo. E poi, come sapete, io amo molto l’arte.Le professoresse che ci accompagnavano avevano organizzato una "caccia al quadro" e io, naturalmente, ero in gruppo con Valentina e Vittoria.

"Che bello!" esclamai, "Mi si illuminano gli occhi a vedere questi bellissimi quadri." ."Anche me." disse Vittoria; mi aspettavo di ricevere un altro commento da parte di Vale, invece lei era rimasta incantata davanti a un quadro. Si intitolava "Forra Montana" di Giacinto Gigante. Era un quadro davvero bello, rappresentava il paesaggio di un fiordo. Le montagne finivano a picco sul mare e l’insenatura formava una piccola baia tranquilla. Più visibili al centro c’erano alcuni cespugli ricchi di bacche rosse, che crescevano su rocce sporgenti e frastagliate. forra.jpg (22518 byte)

Si potevano notare massi illuminati dal sole, non ancora completamente sorto. Su questi massi crescevano alberi spogli, in prevalenza pini. Nel quadro era una bella mattina, l’autore ha usato molti colori, sia caldi che freddi: giallo, blu, azzurro, bianco, verde e rosso. Il paesaggio rappresentava in modo coerente l’umore dell’autore mentre dipingeva: la tranquillità. Era stato eseguito nel 1850 a olio su tela.

Quasi bisbigliando Vale disse: "Vorrei proprio entrare in questo quadro…" tutto cominciò a tremare e la stanza si illuminò di verde. Valentina fu risucchiata dal quadro, si aggrappò appena in tempo alla mia felpa nera e io presi la mano di Vittoria. In pochi secondi eravamo sprofondate tutte e tre nel quadro. "Ma… ma… dove diavolo siamo finite!" urlò Vi’ e io risposi: "Credo che… ma siamo nel quadro!"

"Che bello!" disse Vale e Vittoria replicò: "Ma che bello è un corno! Come facciamo ad uscire adesso? La prof ci starà già cercando, e poi è impossibile!"

"Sì, invece. Vedi? Questo è il fiordo che vedevamo da fuori. Che posto stupendo… sembra magico!"

"Hai ragione, però…"

"Niente però, andiamo ad esplorare!"

"Eh, va bene!" ci incamminammo per un sentierino che arrancava sulla montagna. "Sembra di essere a Dorgo, a parte il mare." pensai io. "Uao!" esclamò Vi’, che dopo la diffidenza iniziale verso il posto era partita in quarta.

"C’è un boschetto di ciliegi in fiore!"

"E ci sono anche i mirtilli!" urlò Vale. Ci fiondammo tutte su quei cespuglietti viola di mirtilli e io ne mangiai almeno una trentina. Ci sdraiamo sul praticello: l’erba era fresca e morbida sotto il nostro corpo. "È un posto perfetto per inventare una delle mie poesie!" pensai. Vi’ ad un certo punto propose: "Che ne dite, andiamo a bagnarci i piedi nella baia?" "Oh, sì!!" rispondemmo io e Vale con entusiasmo.

Arrivate vicino all’acqua ci togliemmo scarpe e calzini. "L’acqua è tiepida, com’è piacevole… AHH!" Vi’ cadde con il sedere in acqua e dopo un paio di secondi scoppiò a ridere: "Venite, venite anche voi. È divertente!!" "E perché no?" disse Vale e si tuffò in acqua. Lo stesso feci io. Per una mezz’oretta buona restammo a mollo, divertendoci un mondo. E io pescai una splendida conchiglia con sfumature viola, verdi e azzurre. Vale esclamò: "Mi piacerebbe arrivare in cima a quella montagna! Peccato che abbiamo poco tempo!" "Non è vero, dai, proviamoci!" "OK!" risposi io. Uscimmo dall’acqua e ci vestimmo. "Di là c’è un sentierino, prendiamo quello." disse Vi’. Così ci incamminammo, purtroppo non avevamo niente da mangiare perché di sicuro ci sarebbe venuta fame, ma noi eravamo felici e la gita fu meravigliosa.

 

sogno.jpg (16839 byte) Dopo un po’ di cammino vidi una foresta di abeti. "Andiamo sotto quei pini, sembra che ci sia una bella arietta e io ho molto caldo." Raggiunta la foresta si aprì davanti a noi un viale alberato, a quel punto mi accorsi che… eravamo finite nel quadro "Sogno di Primavera" di A. Cavalleri. Vicino agli alberi si trovavano gli ultimi cumuli di neve, e la luce del sole li faceva brillare. Scorsi accanto a me una ragnatela ricoperta di goccioline di rugiada. In mezzo al viale erano inginocchiate una vecchia e una bambina.

"Guardate, non vi sembra familiare questo paesaggio?" chiesi. "Sì," disse Vi’ "Questo è il quadro di Cavalleri!" Vale sussurrò: "Sembra di essere in Paradiso… eih! La neve si sta… trasformando!!" infatti da ogni cumulo di neve si alzarono delle fate e degli angeli, vestiti con abiti bianchi e leggeri. Cominciarono a ridere e le loro voci erano armoniose e dolci. Ad un tratto la vecchia alzò la testa e disse: "Ragazze, venite, che vi racconto una storia." Noi ci avvicinammo e la bambina disse: "Ascoltate la nonna, lei sa raccontare delle storie bellissime." La nonna cominciò a raccontare: "Questo è un bosco pieno di misteri, sapete, ma non dovete avere paura a stare qui perché ci sono gli spiriti della natura a proteggervi." E indicò le fate, che nel frattempo si erano messe a volare con leggerezza sopra di noi. "E dovete imparare ad osservare tutto con estrema attenzione, così prima o poi, riuscirete a vedere gli spiriti dell’acqua, dell’aria, della terra. E loro vi aiuteranno."

Noi ci sedemmo in cerchio e le storie che ora leggerete furono raccontate da una vecchietta in un bosco fatato…

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