I luoghi della magia

La toponomastica piemontese, vede ben rappresentate le creature dell'ignoto e del mare. La maggior parte di questi luoghi sono legati a leggende popolari o a particolarità geologiche - merfologiche del territorio che, difficilmente spiegabili, sono così state reinterpretate dall'immaginario popolare. La carrellata non è niente di più di un excursus che non ha certo proteste di completezza ma semplicemente un valore esplicativo. Nel Roero e precisamente a Pocapaglia, troviamo il Bric d'la Masca a ricordare una delle più celebri streghe del Piemonte meridionale, Micillina  ( Michelina ), bruciata secondo la tradizione popolare su questa collina. Ad alimentare questa credenza è la colorazione rossastra che hanno alcune roccghe e che sono ritenute impregnate del sangue della stregha.

In Realtà di Micillina sappiamo veramente poco e le molte congetture assomigliano troppo ad altre storie per prenderle per vere. Molto probabilmente, non fu che una povera donna, abbruttita da una vita di stenti e dalle bastonate del marito, emarginata e magari anche un po'invidiosa. Ad essa fu attribuito un linghissimo lenco di nefandezze. Dall' uccisione del marito violento crollaro come una mela bacata dall'albero, alla storpiatura di bambini, da sconcezze con il maligno a gravi danni ai campi.

I Laghi delle Streghe li troviamo al Devero e al Sacro monte di Ghiffa.Pocoi più che una pozza quest'ultimo che d'estate si secca completamente.A Sambughetto in Valle Strona, é la Grotta delle Streghe, bella cavità purtroppo parzialmente distrutta da una cava di marmo ricca di reparti paleontolgici, dove secondo le leggende locali si nascondevano le maliarde e i chirotteri che con lo stridio acuto hanno alimentato la credenza.

Ai piedei del Monte Bego, la montagna sacra delle genti liguri, la Valmasca era dimora abituale della strega Ravelli di Pavia che nei profondi laghi elaborava i suoi filtri. "Visse per secoli dove oggi nasce la sorgente della Valmasca, ma il suo dominio giungeva fino alla Valle delle meraviglie, località nella quale ella era solita intrattenersi con i demoni. Ogni anno la strega sacrificava nel Lago Carbone ( anticamente veniva chiamato Lago del Diavolo ) quattro montoni che i pastori di Tenda dovevano offrirle per poter restare in pace. Alla fine sparì, ma ogni qualvolta i pastori conducevano la greggi nelle valli, accadevano le disgrazie più tremende, con nuovi lutti, distruzioni, terrore. Per porre termine a un simile stato di cose, sette monaci, in fama di sanità, raggiunsero la " Baissa di Valmasca e qui, malgrado lo scatenarsi degli eventi, riuscirono a localizzare la spelonca della strega, a distruggere gli strumenti e a bruciare i libri del male". ( Monte Bego, Storia di una Montagna, E. Bernardini, 1971, CAI Bordighera ).

Anche il diavolo ha i suoi estimatori. Oltre al classico Ponte del Diavolo di Lanzo altri ne troviamo nelle Alpi occidentali. Leggende molto simili danno ragioni dell'appellativo. Il maligno autore del manufatto per vanagloria e naturalmente per qualche animuccia, è regolamente beffato. Nelle Alpi Liguri all' estremità meridionale del Parco del Mercantour troviamo anche una Cima del Diavolo, vera catalizzatrice di temporali.

Le masche sono talvolta associate a grandi massi erratici. Nei pressi del santario di San Pancrazio e Pianezza  un solitario masso erratico è la Pera d' le masche. Un' altra pietra la troviamo a Vonzo in Val di Lanzo.

Molte sono le località alpine che hanno invece un Pian d' le masche, luogo dove secondo la tradizione, le megere si recavano per i loro incontri diabolici con i loro sabba. Uno dei più famosi è quello presso il Santuario di Prascundù nella valle di Ribordone. Nell' altra vall Tanaro sopra Carnino troviamo invece un Pian Ballaur, cioè piano del Ballo. Anche la Val Grana ha il suo Pian d' i  Masche, alle pendici del Monte Ribè, sopra Pradleves. Ancora in Val Ellero una cima minore del Gruppo del Marguareis é chiamata Cima dalle Masche e vicino vi é un canalone dalloi stesso nome. Nell' Astigiano infin, attorno alla solitaria chiesetta di San Tonco abbiamo un bosco delle masche, conosciuto oggi anche come bosco dei flauti o il bosco che suona per via dei congegni che appesi agli alberi e alimentati dall' energia solare emettono le loro inquietanti sonorità.

( a. m. ) 

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