Alessandra

 

La masca Alessandra nacque a Chieri nel 1530. Ella possedeva una bellezza eterea, era aggraziata, cordiale, elegante, ma soprattutto attirava moltissimi uomini del paese, dove lei appunto viveva. Per sua sfortuna tra il popolo girava voce che ella non poteva essere una ragazza comune, perché era troppo bella, ma secondo loro doveva essere una masca. Subito dopo la sua nascita, sul braccio le era comparso uno strano tatuaggio, che raffigurava due serpenti che sembravano strozzarsi a vicenda. Era abile a filare e a ricamare, riusciva a tessere un intero corredo nel giro di pochi minuti, preparava tisane miracolose che riuscivano a curare malattie allora incurabili. Pero il suo solito lavoro era quello di accudire animali, come cavalli, maiali, mucche e galline. La cosa che incuriosiva di più il popolo era che ogni giorno alla stessa ora, precisamente a mezzanotte, Alessandra usciva da casa sua per avviarsi nelle profondità del bosco. Così un giorno le sue amiche, invidiose delle sue abilità e della sua bellezza, volendo scoprire se ella era veramente una masca la seguirono e arrivate al limitare di una radura al centro vide un grande e vecchio albero, ma soprattutto scorsero Alessandra ballare e cantare da sola. Ormai certe che ella era una strega, tornando al villaggio per avvisare il popolo della loro scoperta, in un batter d’occhio caddero ad una ad una morte sul terreno bagnato, per mano d’Alessandra che le aveva scagliato contro una maledizione vedendole fuggire. Solo una di loro per sua fortuna si salvò e di corsa fuggì. Raggiunto il paese riferì l’accaduto al popolo e la mattina seguente, armati di forconi irruppero nella casa d’Alessandra, la presero e di forza la portarono nella piazza, dove, a fatica, perché la ragazza stava lanciando calci e pugni, la legarono al palo del rogo e giunto il tribunale dell’inquisizione la processarono. Siccome il processo stava incominciando a tirare per le lunghe il popolo preoccupato degli influssi negativi che si stavano liberando dal corpo della ragazza, decise che era meglio finirla con sta buffonata e loro stessi appiccarono il fuoco all’istante, mentre il corpo stava bruciando e il popolo lanciava un sospiro di sollievo perché la masca era morta. Nel fumo comparve il volto della masca, dapprima sofferente e poi con un sorriso maligno. La ragazza fissò a lungo il popolo e dopo svanì nel nulla assieme al fumo. Da quel giorno, si sostiene che la masca torni ogni anno, nello stesso giorno, della sua morte e sotto le sembianze di una gatta che girovagava per Chieri e se qualcuno si azzardava solo a guardarla nei suoi occhi color fuoco lei le manderà la sua maledizione.

 

Claudio Buonadonna.(classe 2^D)

 

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