Tratto da " Una ricchezza della nostra buona terra "

IL TARTUFO BIANCO DEL PIEMONTE DOVE REALTA' E LEGGENDA SI INTRECCIANO

In collaborazione con la " Provincia di Torino dipartimento attività economiche e produttive "

Il tartufo non rinuncia nemmeno oggi, alle soglie del terzo millenio, al suo alone di mistero. E dire che ne ha fatta di strada. La prima menzione della preziosa trifola risale addirittura ai tempi biblici di Giacobbe, milleseicento anni prima di Cristo. Poi, ad apprezzarlo, vennero Egizi, Greci, Babilonesi. E chi ne ha più ne metta. Dal celebre naturalista Plinio il Vecchio fino ai nostri giorni la sua vita sotteranea fu considerata un miracolo della natura, addirittura il risultato della fusione tra il fulmine, la terra e l'acqua. Il celebre medico Galieno ne cantò la virtù afrodisiache, mentre in tempi più recenti Molière donò al rinomato tubero la dignità del palcoscenico con la sua celebre commedia Tartuffe.

Ma la trifola è anche poesia. Dove, al chiarore della luna, si scorge la figura caratteristica del trifolè con il suo cane dall'affinato olfatto. Inconfondibili perchè presenti nell' abbondante letteratura della terra piemontese, il cane, l'uomo, il tartufo e l'albero sono perfetti esempi di simbiosi con la terra, che ancora oggi cerca riparo e scampo dall' ingiuria dell' inquinamento e  dall' uso di sostanze chimiche nell' agricoltura. Ma perchè, dunque, la ricerca notturna? Ancora un mistero. Perchè il cane è meno disturbato, vi dirà il trifolè. Ma la verità è che il buio protegge da occhi indriscreti:il cercatore sa interpretare il silenzio e distinguere gli umori e le presenze,quasi una sorta di sciamano, depositario di segreti ancestrali e riti che si perdono nella notte dei tempi. Come le masche le presenze spiritate comuni alla cultura e ai miti subalpini, un po' fate un po' streghe che nelle notti di luna possono anche indicare al trifolè il luogo dove trovare una trifola gigantesca. E quindi preziosa quanto l'oro.   

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