Fasano Maurizio

tecnico dispositore

Maurizio Fasano

-Cognome e Nome : Fasano Maurizio.

-Data e luogo di nascita : 18-12-38, Chieri.

-Quale lavoro (o quali lavori) ha fatto nella sua vita? Il caricatelai, il meccanico tessile poi il dispositore, cioè capo-tessitore.

-Dove ha lavorato ? In tessiture di Chieri: in una fabbrica da terzista, poi alla TEAR (oggi chiusa), da Fantini presso la stazione, da Quagliotti; tutteFabbriche con telai a jacquard per copriletti di piquet.

-Quanti anni aveva quando ha iniziato a lavorare ? 15 anni . Ho lavorato 38 anni, dal 1954 al 1992.

-In famiglia, chi lavorava come Lei in tessitura ? I miei facevano i contadini, ma un fratello una sorella e mia moglie lavoravano in tessitura.

-Ha svolto altre mansioni nella sua vita ? Se sì, quali? Elettricista nei ritagli di tempo..

-In che cosa consisteva il suo lavoro ? Il dispositore, che in chierese si dice “contramèter”, si interessa della produzione del tessuto, con la messa in opera sulle macchine, dando le istruzioni su trame e orditi, e con il controllo del prodotto sul telaio. Quando fa mettere il cavo sul telaio per la tessitura di un certo articolo, si dice che “fa i lanci”.

Il “cariaròlo”, cioè il caricatelai, è l'operaio addetto a questa operazione: trasportare i subbi e a metterli, appunto, a telaio.

Io dovevo organizzare il lavoro della tessitura e potevo spostare il personale da una macchina all'altra. Ad esempio, se ne avevo bisogno, potevo spostare un'orditrice ad aiutare a fare i cavi, a preparare il subbio; infatti per passare i fili erano necessarie due persone: una vicina al subbio e l'altra davanti ai fili.

Essendo anche meccanico tessile, controllavo e riparavo i guasti: spesso, infatti, c'erano i telai che si rompevano, "non facevano la stoffa bella”, “facevano dei "babi", una slegatura di fili nel movimento delle maglie che faceva sì che la stoffa uscisse difettata.

Poi c'erano le macchine che "picotàvo": quando l'ordito "picòta", appare un filo che non segue le regole dell'andamento degli altri. Bisognava andare a cercare sulle Vincenzi (le vecchie jacquard) se si era rotto il cartone o se si era piegato l'arpino; capitava sovente che l'operaia non metteva bene in posizione il telaio e faceva tornare indietro i cartoni delle “meccaniche”¸così il cilindro che aveva una sezione quadrata o ottagonale restava per costa (cioè posizionato su uno spigolo) e quindi piegava gli aghi.

Poteva anche rompersi un pezzo di telaio: la navetta restava in mezzo ai fili e faceva un "frac", un errore lungo generalmente 20-30 cm, con il pettine un po' rovinato. Questo capita anche con i telai di oggi, che hanno sostituito la navetta con le pinze; si rompe un pezzetto di plastica, che è parte della pinza, mentre entra ed esce, anche se ci sono i dispositivi che fermano il telaio. Quando succede un incidente di questo tipo, il telaio fa ancora un mezzo giro e questo spacca un bel po' di fili. Bisogna intervenire anche quando fa le "ganglie": è un ricciolino che va nelle posizioni in cui c'è la forchetta o "furciulina", uno dei primi pezzi di automatismo, cioè l'aggeggio che fa fermare il telaio quando manca la trama. Se la trama non è abbastanza tesa in corrispondenza della forchetta, fa appunto un leggero ricciolino e la stoffa sembra una lavorazione a bouclè.

Ricordo molti modi di dire legati alla tessitura:

La navët-ta a rcùla = invece di stare ferma nel cassetto, ritorna leggermente indietro.

'L rol ch'a mòla= si verifica quando una sezione di fili di 7 cm o che corrisponda alla portata delle sezioni, ha una tensione diversa dagli altri fili. Esempio: abbiamo 2400 rocche e dobbiamo fare un cavo sui 1000 o 1500 fili; dobbiamo dividere la quantità di fili del subbio, portarla a determinate sezioni, che sono i rocchetti che noi abbiamo a disposizione. Poi cominciamo a fare queste sezioni che vengono avvolte sull'aspo dell'orditoio;se, per qualche caso strano ( es., freni sporchi), una sezione non è avvolta con la tensione giusta, determina una diversità di tensione, e siccome tra una sezione e l'altra ci sono un paio di mm di distanza, se questa misura non è stata corretta e sono troppe vicine, il filo diventa troppo teso; se, invece, la distanza è troppa, c'è un solco e questi fili restano più molli.

" Dèje leva al tlé " = fare l'avviamento. Fino agli anni '50-60 i telai avevano delle barre; tirando queste barre si faceva l'accoppiamento tra frizione e la puleggia che faceva girare il motore e metteva in azione il telaio; poi ci sono stati i freni motore; in seguito questo meccanismo è stato reso molto più preciso e realizzato diversamente; adesso ha freno, frizione ed è messo in azione da pulsanti.

-Quante ore lavorava alla settimana e al giorno ? Alla settimana 50 ore. Al giorno 9-10. Il sabato pomeriggio ero libero. Io facevo di solito il turno 8-12 \ 14-19

-Era pericoloso o faticoso il lavoro che faceva ? Anche quando gli altri facevano i turni faticosi bisognava avere un po' di organizzazione e sapere come fare lavorare questa gente. Era pesante fare il caricatelai, bisognava alzare i subbi.

-Ha dei ricordi ?

Posso raccontare di quando sono arrivato in una tessitura e volevo fare il sabato pomeriggio libero; alcuni lavoratori che lavoravano a cottimo volevano che io fossi lì anche il sabato, perché a loro faceva comodo se c'ero. Di fronte a difficoltà anche piccole, invece di risolverle, avrebbero fatto intervenire me e così gli avrei fatto anche un po' di produzione. Ci fu così una discussione e la questione venne chiarita. Anche se l'ambiente era abbastanza familiare, trattava però sempre di un rapporto di lavoro. Per poter lavorare e dare ordini, non si può familiarizzare troppo.

Ad eccezione degli ultimi anni in cui sono cambiate molte cose, il sindacato, a Chieri, è sempre stato poco presente.

-Ricorda nomi e soprannomi di suoi compagni di lavoro o di lavoratori particolarmente apprezzati e bravi ? Angelin Ruberto e Renzo Ruberto (capi tessitura), Ciaiolo (capo tessitura), Adelina, che faceva la commessa e voleva che la chiamassero Dela; ritirava le pezze dal terzista e dava il filato; e poi Ceppis Giuseppe, Giovanni Bosa, Bruno Gallarato.

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