Ferrero Giuseppe

meccanico elettricista

Giuseppe Ferrero -Cognome e nome: Ferrero Giuseppe.

-Data e luogo di nascita: 12-01-1927, Chieri.

-Che lavoro (o quali lavori ) ha fatto nalla sua vita ? A 11 anni, dopo 8 giorni che erano finite le scuola elementari, avevo trovato lavoro da panettiere, ma mia madre m'impose di frequentare l' avviamento. Lo frequentai in collegio, a Valdocco, dove mi avviarono a fare il ciabattino. Nel 1942 andai a lavorare all' Aeritalia di Torino, in corso Francia, come allievo operaio, dove, dopo due anni, si diventava capo lavoro. Nel 1944 diventai operaio di seconda. Poi, nel 1947 andai a lavorare da Tabasso a Chieri finchè andai in pensione, a 55 anni.

- Per quanti anni ha lavorato ? 40 anni, dal 1942 al 1982

-Quanti aveva quando ha iniziaro a lavorare ? 15 anni.

- In famiglia , chi lavorava come Lei in tessitura ? Soltanto io, poiché mia moglie, dopo la nascita di nostro figlio. rimase a casa .

-Ha svolto altre mansioni nella sua vita ? Diventato meccanico elettricista, da Tabasso, in realtà facevo un po' di tutto: ero anche magazziniere, azionatore delle caldaie (prima "Cornovaglia" e poi tubolari), conducente di camion a rimorchio. Sono stato anche fondatore della CISL a Chieri e sono stato attivo nelle varie associazioni; ad esempio, per anni ho fatto il macchinista del teatro a S. LUIGI, (ndr.: oratorio dei Salesiani) perché importante fare delle attività: arricchiscono sia moralmente sia nel campo del lavoro.

-In che cosa consisteva il suo lavoro ? Ero soprattutto elettricista e dovevo tenere in perfetto funzionamento le macchine. Nel1948-1949 arrivarono nelle fabbriche le prime macchine automatiche. La "rameuse", per esempio, aveva ben 36 motori automatici; era un lavoro impegnativo, ci voleva molta attenzione e memoria; quando una macchina si fermava, bisognava trovare il contatto che non funzionava. Quando arrivai io in tessitura, c'erano ancora i telai che facevano una stoffa alta solo 70 cm. (telai bassi); quando incominciava il turno bisognava mettere in moto il motore, detto "grande trasmissione", perché li faceva partire tutti insieme, adoperando un reostato. Invece i telai che facevano stoffa alta 140 cm. avevano il motore singolo. Oltre i telai, c'erano le bobine, dove (nel 1947-1948), arrivavano le matasse che venivano messe nelle rocche: i "caviùn". Ogni pacco, che pesava 10 - 15 Kg, aveva 5 caviùn ognuno aveva 5 matasse . Di lì la roba passava agli orditoi: si mettevano 300 - 400 canun e l' orditrice si preparava per fare il "cavèss"            (= catena), che poteva avere da 3000 fino a 10000 fili; poi passava sul telaio.Poi c' erano le spolatrici che dal caviùn delle rocche facevano le spole. Quando le pezze venivano tolte, passavano al tintore, al rammendo, dove venivano contollate ; quando c'era un difetto con molti fili rotti e mal messi si diceva che c'era un babi (=rospo) e infine andavano al finissaggio. Si lavoravano diversi tipi di tessuti; ad esempio il rayon, filo che al tempo del fascismo era chiamato "lanitel" fatto con surrogati di latte. Si usava il cotone, la canapa e il lino; spesso i tessuti di cotone erano già colorati, venivano soltanto finiti e apprettati . Il processo di tessitura del lino era diverso: si doveva incollare il filato con fecola di patate. La fibra veniva "imbozzinata" e solo alla fine si doveva togliere la colla. Quando arrivò il naylon ci furono diversi problemi, perchè era molto difficile da lavorare: tendeva a diventare lucido. Molto meglio andò quando si cominciò a tessere il cotone con il terital. L'unico problema era la tintura che doveva essere data in due riprese: prima si tingeva il terital, che aveva bisogno di più alta temperatura, e poi il cotone. Poi c'erano i cotoni mercerizzati, cioè trattati con un processo che li rendeva lucidi, attraverso l'uso di soda caustica: era un processo abbastanza pericoloso.

-Quante ore lavorava la settimana e al giorno? Facevo turni dalle 6 alle 14 o dalle 14 alle 22, oppure dalle 7 alle12 o dalle 14 alle 19.

-Era pericoloso o faticoso il lavoro che svolgeva? Non c'era pericolo, ma bisognava far attenzione ai contatti.

- In che cosa il suo lavoro era diverso da quello che attualmente fanno i suoi colleghi? Oggi gli impianti elettrici sono molto più complicati, bisogna avere una preparazione tecnica molto più approfondita per poter fare la manutenzione in una fabbrica.

-Ha dei ricordi? Coi padroni la lotta era quella di farsi dare qualche soldo in più. Il sindacato ha avuto lo scopo di unire i lavoratori. Il sindacato siamo noi lavoratori e oggi per la prima volta i lavoratori attraverso i sindacati finalmente contano qualcosa.

-Ricorda nomi di suoi compagni di lavoro o di lavoratori particolarmente apprezzati e bravi?Ricordo "Campiun", motorista di aviazione classe 1892 poi autista e fuochista da Tabasso; era stato ferito durante la prima guerra mondiale e veniva da Valle Ceppi. "Bailu castagna", marito di una balia di Tabasso. Altri soprannomi non collegati alle fabbriche: mio zio "La Serbia" perché era un po' strano. Tutti a Chieri avevano un soprannome (stranòm).

-Qualche modo di dire, qualche termine chierese:

Presso una lavoratrice a domicilio, le spole venivano fatte col "vindu" o col "ruèt". Sul vindu veniva messa la matassa ("marèla"): si usa dire "testa 'd vindu" per indicare un testone, che ha la testa dura e pesante come la barra dell'arcolaio. Ah, dimenticavo: il ruèt, oltre a fare le spole, serviva per ritorcere il filo di recupero per fare le solette delle calze.Termini della tessitura: caviun=rocchetto; ordiò (leggi urdiù) = orditoio, guardia-ordì (guarda orditi, introdotto dopo la guerra); bobiné =bobinare, togliere il filo dalla matassa e metterlo sui rocchetti.

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