Michele Rigo

tessitore e imprenditore

Michele Rigo

Cognome e nome: Rigo Michele

-Data e luogo di nascita: 26/7/1914, Chieri, in vicolo dell'Imbuto.

-Che lavoro (o quali lavori )ha fatto nella sua vita? Il tessitore, poi l'imprenditore.

-Dove ha lavorato? Nella fabbrica di mio nonno, che nel 1895 aveva 10 telai a mano; prima come dipendente, poi come datore di lavoro.

-Per quanti anni ha lavorato? Tutta la vita, anche per 14 ore al giorno; ancora oggi vado ogni tanto in fabbrica. Nella nostra fabbrica hanno lavorato cinque generazioni.

-Quanti anni aveva quando ha iniziato a lavorare? Avevo otto anni quando mio nonno mi insegnò a fare le spole con il "ruet"; a 9 anni facevo le fasce per bambini, della misura di 8X25 cm. Usavo un telaio con due navette e 2 carcore (pedali) e, poiché ero troppo piccolo e non arrivavo con i piedi alle carcore, mi avevano costruito un panchetto apposta..

- In che cosa consisteva il suo lavoro? Mi ha insegnato a tessere mio nonno; se sbagliavo, mi dava degli scappellotti. Fu lui a insegnarmi anche il funzionamento della macchina Jacquard, facendomi capire bene i suoi elementi: gli arpini (arpìn), lunghi circa 35 cm, gli aghi (gùcie), i crucèt...

macchina jacquard del museo del tessile

Ricordo che ai telai si alternavano quattro uomini per girare il subbio, che era troppo pesante. Si produceva un metro di tessuto all'ora, e ciò era dovuto non solo alla lentezza del lavoro a mano, ma anche alle battute e al tipo di filato. Adesso ci sono dei tessuti di 320 battute al minuto. Le navette dei primi telai meccanici, entrati in uso nel 1926/27, avevano due ruote per tenere i pettini. Con i telai a nastri si facevano i cordoncini per la passamaneria, gli orditoi avevano ancora la ruota a mano..

Tra i costruttori dei telai meccanici di quei tempi c'era Colongo, che faceva telai che chiamavano "biciclette", perché avevano solo l'albero con cassa battente. Ogni tanto si andava da Colongo per imparare a costruire un telaio meccanico. A quattordici, quindici anni io avevo già costruito un piccolo telaio a mano e anche uno meccanico.

I difetti delle stoffe si chiamavano "babi" perchè erano grossi come rospi. A volte si verificavano dei "rastèl", falle molto grosse sulla trama.

-In famiglia, chi lavorava come lei in tessitura? Tutta la famiglia: Michele, Angelo, Rita, Margherita,..  

-Ha svolto altre mansioni nella sua vita? No, ho lavorato sempre e soltanto in tessitura.

-Era pericoloso o faticoso il lavoro che svolgeva? In che cosa era diverso da quello che attualmente fanno i suoi colleghi? Il mio lavoro era faticoso ma molto bello; ricordo che lavoravamo intensamente per 3 o 4 giorni e poi, con il vino, andavamo giù di Gioncheto (proprio dove oggi si trova la nostra scuola -nota degli autori) e festeggiavamo per due giorni di fila. In fabbrica c'erano la grupòira, la spolèra, la bobinòira, la passòira, la passapèsse, il contramèter, la ramendòira, il cariaròlo, ....tanti lavoratori con mansioni diverse, ma tutti in grado di fare anche i tessitori. Molti lavoravano "a fassòn", cioè a cottimo. Nelle fabbriche non si sentiva molto rumore, solo quello della navetta. Il cotone arrivava in fiocchi e bisognava filarlo. A Chieri non vi erano filature . Tante coperte si faceva, tanti soldi si prendeva; i tessuti erano molto più belli di quelli di oggi.

-Ha dei ricordi? Sono andato all'asilo a cinque anni. Ho finito la quarta elementare con i corsi serali. Ho fatto otto anni di militare, quattro da permanente e quattro da richiamato; sono partito nel 1919 e sono tornato nel '23. Nel 1924 mi sono sposato e sono stato subito richiamato per andare in Abissinia, per altri quattro anni. Poi, nel 1944, sono stato dato per disertore. In fabbrica lavoravo 14 ore al giorno, anche alla domenica, per 50 centesimi alla settimana cioè 150 al mese.

I compagni di lavoro erano tutti bravi. I soprannomi dei miei amici erano: Cagasiole, Piantapori, Giuan salam, Stupa ecc.

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