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Per antica tradizione,in molte zone del Piemonte, gli abitanti dei paesi erano soliti avere un soprannome collettivo con il quale venivano ironicamente indentificati dai vicini.

Così, ad esempio, a Cisterna erano i rasciamüraje (raschiamuri); a Ceva gli ebreu ( ebrei ); a Monbarcaro i babi ( rospi ). Epiteti ovviamente non sempre graditi dagli interessati. A Paroldo, invece, erano le maschere, le streghe della tradizione langarola. Masache ma drole, cioè divertenti e scherzose ( anche se gli scherzi potevano essere piutosto pesanti), figure lontane da quella diabolica malvagità a cui siamo abituati.

Paroldo, 250 abitanti,è situato al centro di un anfiteatro di colline nelle Langhe meridionale.Ci si arriva da Ceva,in pochi minuti, risalendo la vallata del Rio Bovina lungo la strada realizzata nella seconda metà dell' ottocento dopo infinite discussioni essendo il suo progetto giudicato all'epoca "assai contrario ai lumi scientifici del genio civile".

Proprio prima della frazione Bovina , un cartello ai margini della strada ricorda che stamo entrando nel paese delle maschere. Nonostante ricerche e studi, non si è ancora capito l' origine del soprannome, perchè a onta di questa fama un po' sinistra, non si ha memoria a Paroldo di eventi particolarmente eclatanti come processi o abbruciamente.

A Paroldo, come in tanti altri paesini di Langa, le masche erano di casa e, particolare curioso, gli informatori ricordano come le streghe arrivassero in volo planando Levice, il che però non giustifica l' appellativo dato agli abitanti del paese. Da esseri malefici di cui aver paura, le masche di Paroldo si sono però recentemente trasformate in un'oppoportunità culturale. Così nel 1997 è nata l' associazione Masche di Paroldo che nell' ambito della fiera di S. Martino contribuisce a organizzare incontri e animazioni sul mondo magico. Giova ricordare come nei primi giorni di novembre cadeva l' importante festa di Samhain e che già un tempo quei giorni erano tra i quattro periodi più propizi per i sabba.

Presidente dell' associazione e profondo conoscitore della storia e delle tradizioni di Paroldo, è Romano Salvetti. una passeggiata in sua compagnia è occasione per conoscere i segreti e le singolarità.Come le teste scolpite che, presenti in alcune valli alpine ( Maira, Varaita ) rettaggio di tradizioni celtiche, sono pressochè sconosciute in Langa. Quì, invece quasi si fronteggiano, incastonate nei muri laterali della chiesa parrocchiale e di S. Sebastiano. Quest' ultima, cappella della confraternita, è l' edificio più antico di Paroldo. Le sue origini risalirebbero ai benedettini attorno al XI secolo. Più volte rimaneggiata con l' ingresso che, a seguito del Concilio di Trento, e stato ruotato di 180°, è stata recentemente restaurata con contributi regionali e forse sarà adibita a sede del museo della pastorizia. La cosa più interessante oltre alle belle murature in pietra di Paroldo, sono i raffinati affreschi quattrocenteschi che un tempo dovevano ornare tutta la cappella e di cui oggi restano importanti tracce sulla parete dietro l' altare.

A fianco è il castello dei signori del luogo, i merchesi del Carretto di discendenza Aleramica. Non sono che pochi e sinistri ruderi, tra cui si notano una cisterna e una stanza sotteranea. In basso é la piana del Lan che prende il nome della omonima cascina. La piana è luogo delle streghe che qui pare tenessero il loro sabba. Ne ha dato testimonianza Natalin di Costaricca che una sera, tornando a casa, dopo una partita a carte, sentì da queste parti voci di donne che ridevano e schiamazzavano, e che intonavano la cantilena: " Bela mi, bela ti".

Non è questo l' unico luogo di raduno, altre feste notturne si sarebbero tenute nel prato della chiesa a Prasottano: posto di incontro era il pilone ( sorto pare su un preesistende altare celtico) situato quasi al centro del paese posto a un importante crociccio dove pure vi era una grande pianta di noce.  E in alto ai margini del bosco, il Ciabot d' Muriziu dalla singolare forma a un solo spiovente, detto delle masche. Secondo i proprietari in tempi passati, era usato come ricovero da una povera donna in fama di masca che veniva indicata con l' oscuro appellativo di Vaca padegna. Dal ciabot, sovente usciva fumo senza però che si individuasse mai traccia del focolare.

In Langa sovente le case più isolate e solitarie sono chiamate "delle masche" e forse questo da' una possibile chiave di lettura per il soprannome degli abitanti di Paroldo, paese che pur essendo contornato da importanti vie di comunicazione è stato per secoli isolato nella sua enclave.

Eppure anche Paroldo si è affacciato tragicamente alla finestra della storia. Nell' aprile del 1796, quando i Francesi di Bonaparte, non ancora Napoleone, subirono una sonora sconfitta da parte degli austro-piemontesi lasciando sul campo oltre 600 uomini, e nell, autunno del 1794 quando alla Pedaggera combatterono partigiani e nazifascisti.

Ma Paroldo, paese delle streghe è anche paese delle ciabre, singolare connubio messo inrisalto nel convegno del 1998. Ma cosa sono queste ciabre? Citiamo testualmente un libro su Paroldo: " Per tradizione, quando due si sposavano era costume che oltre alla festa con il pranzo di nozze estendessero i festeggiamenti al paese invitando la gente a una serata danzante con vini e dolci. Questo da parte dello sposo perchè la sposa era esentata. il paese tollerava solo coloro che da sempre non avessero partecipato a sarate danzanti. Non rispettare questo uso significava sicuramente andare incontro alla reazione dei conpaesani che organizzavano una rumorosa dimostrazione ( le ciabre appunto ) al calare della notte attorno alla casa degli sposi. Questo concerto a base di grida, canti, frastuoni, con gli oggetti più disparati, andava avanti a oltranza, tutte le sere, fino a quando gli sposi non cedevano offrendo la serata danzante o un rinfresco di compromesso".

Nel secolo scorso, si ebbero almano sei ciabre di una certa importanza, di cui rilevante fu quella del 1963 che durò ininterrottamente ( se per una sola sera non si faceva la gazzarra si perdeva per consuetudine il diritto a proseguire ) sino al 19 marzo dell' anno successivo.

La fiera di novembre, l' estate di S. Martino che un tempo segnava il termine d' annata agraria, e oggi l' occasione a Paroldo per rivivere le suggestioni di un tempo e per meditare sul passato. Dibattiti, incontri, riproposte di attività agricole, i mestieri di un tempo  e una passeggiata notturna sulle tracce delle misteriose masche.

 

                                                                                                                                  Tratto da Piemonte Parchi                                                                                                                                            dicembre 2003

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