Tratto da " La Stampa" di Venerdì 3 maggio 2002 

 

 

Leggende contadine

Tremate, le Masche son tornate!

Storie di streghe nelle campagne piemontesi.

Ad Alba si terrà una mostra con spettacoli per raccontare una credenza tuttora diffusa.

Storie contadine di fantasmi e di terrore, formule di magia bianca e nera, strani personaggi a metà strada tra streghe malefiche e innocue vecchiette. Chi ha ancora paura delle Masche?

Un tempo un po' tutti, nelle campagne piemontesi, nominavano con un certo timore il loro nome. E non c'era paese, castello o campanile che non ricordasse strani fatti accaduti senza spiegazione, racconti di sortilegi e di fantasmi, di raccolti perduti e di vitelli ammalati, uomini o donne con occulti poteri e uno straordinario strumento: il libro del comando. Per entrare in possesso del quale bisognava recarsi ad un crocicchio di tre vie, ripetere precisi rituali per tre volte e scendere a patti con il demonio.

Un mondo di misteri che ha popolato valli e colline per secoli tramandandosi di veglia in veglia e che oggi viene guardato dalle nuove generazioni con simpatia e suggestione, al punto che c'è chi ad Alba ha pensato ad un happening tutto per loro.

Si chiama « In viaggio con le Masche: fantasia di voci, di colline, di colori » e si svolgerà per tre sere dal 10 al 25 maggio alla Fondazione Ferrero, incontri, spettacoli e mostre. E saranno pure Masche « solidali », in quante l'evento è finalizzato a raccogliere fondi da destinare ad una scuola argentina. Ma il passato l'apparizione infausta di una masca nella vita contadina era cosa abituale: se c'erano incomprensioni tra moglie e marito, se una nuora non andava d'accordo con la suocera, oppure se una mucca non dava il latte, se un albero cadeva e ostruiva il passaggio, si invocavano subito i malefici delle streghe contadine, che fornivano spiegazioni ad ogni circostanza. Anche oggi la credenza non è del tutto scomparse. Se nelle zone più chiuse e spopolate la fantasia contadina continua a rievocare, per alcuni sono diventate ambito di studio socio-antropologico e folcroristico fino a diventare attrazione turistica con tanto di itinerari e menù al ristorante. Una delle zone in cui la tradizione delle Masche è  maggiormente diffusa sono le colline di Langhe e Roero. Donato Bosca,  dirigente dell' istituto scolastico « Beppe Fenoglio » di Neive e presidente dell' associazione culturale L'Arvangia, da oltre 20 anni è impegnato a raccogliere le testimonianze dei più anziani sull'imprese criminose e magiche del fattucchiere, togliendo il velo su un materiale ricchissimo che mescola religione,  paura, contrasti familiari e comunitari e consente un'ampia indagine psicologica del mondo contadino.

« La Masca - dice -  era una persona dalla doppia vita, in genere una donna in grado di compiere una metamorfosi. Durante il giorno vestiva i panni dell'innocua pensionata o della casalinga e di notte si trasformava in una creatura diabolica, che usciva di casa per compiere la vita agli altri. Si presentava sotto forma di gatto nero, pipistrello, capra o biscia e aveva il compito di seminare zizzania, di riscattarsi da un destino umile con infinite rivincite nel confronti di parenti, vicini e viandanti ».

Ma esistono ancora le Masche? « Oggi sembra che tutto ciò che riguarda il contrasto delle Masche sia scomparso. Non ci sono più i buoi a trascinare i carri, i gatti neri non fanno più paura e nessuno si avventura in un bosco di notte senza pila, telefonino e scarpe da trekking. Il condizionamento culturale di un tempo è difficile da comprendere, ora l'istruzione media spazza via gran parte del discorso ».

Nonostante ciò, ancora oggi qualcosa nelle credenze è rimasto. « Spiegare i tanti racconti di Masche con l'ignoranza di altri tempi significa non tener conto della realtà attuale popolata di cartomanti, veggenti e ufo. Di settimini e guaritori sono ancora pieni i paesi, con lunghe file di persone che si rivolgono a loro con fiducia ».

Il fenomeno delle Masche è presente in un po' tutto il Piemonte, dal  Canavese al Pinerolese, dalla provincia Granda al Monferrato. In Liguria le chiamano « bazure », nelle vallate cuneesi si trasformano in « servanot », una specie di folletto che vive nei boschi e si prende gioco delle persone. In alcune zone queste tradizioni sono rimaste più in ombra, in altre sono risalite a galla . « Oggi siamo in molti ad occuparci di questi argomenti. Perfino alla facoltà di architettura Torino il professor Borghini, studioso del paesaggio, ha commissionato una tesi di laurea sulle dimore delle Masche nell' immaginario collettivo ». Donato Bosca ha iniziato a parlar di Masche nel ' 79: « In quei tempi la gente aveva paura a sbottonarsi, si temeva ancora il loro influsso malefico. Oggi è tutto diverso e a Paroldo, in Alta Langa, c'è  addirittura un ristorante con il menù delle Masche. Mi sento in parte complice della trasformazione, di questa forma di riscatto. Da persecutrici evitate da tutti, le Masche sono diventate motivo di attrazione e di suggestione bonaria ». Grazie alla magia bianca del folklore, del turismo e del teatro.

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