L’OTTOCENTO
Nell'800 entrò in gioco nell'industria tessile un nuovo formidabile e rivoluzionario fattore: la macchina. L'artigiano veniva così soppiantato dal congegno, e le braccia avrebbero dovuto, fra poco, cedere il posto alla instancabilità del motore.
Nella fase più recente , dopo la concentrazione di macchine e operai nell’opificio David Levi a partire dal 1809 , usando i locali del dismesso convento di Santa Chiara, e l’introduzione del telaio Jacquard negli anni Trenta dell’Ottocento , si moltiplicarono le fabbriche di filati e le tintorie, sebbene ancora sempre collegate ad una rete di tessiture domestiche: nel 1822 erano censiti 38 opifici per tessitura con 470 macchine “a mano”, nel 1892 gli opifici erano diminuiti a 17, ma era aumentata la dotazione media di ognuno a 50 telai ancora in prevalenza a “mano” ed era altresì aumentata la produzione.

Campionario della ditta Levi all'epoca


Come in genere tutto il Piemonte, anche Chieri si allineò, assai tardi, al nuovo movimento industriale, soprattutto per il carattere artigianale della sua tessitura; solo verso alla fine del secolo, nella nostra città fece la sua timida comparsa il telaio meccanico, creando altre inattese difficoltà, che erano accompagnate però dal miraggio di nuove possibilità: ed è proprio in quel periodo di tempo che aumentò e si estese l'esportazione dei tessuti chieresi nei più lontani paesi d'Europa, Asia e America, in modo che, nel primo decennio di questo secolo, Chieri divenne la seconda città d'Italia per esportazione di manufatti tessili.

 

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