IL SETTECENTO E I LEVI
(appunti liberamente tratti da Vanetti, Storia di Chieri, ed. "Corriere")

Furono fattori determinanti per lo sviluppo delle manifatture a Vercelli, Novara, Biella e sul Lago Maggiore, la loro maggior vicinanza alle vie di comunicazione con il Nord Europa e la presenza di corsi d'acqua abbondanti, elemento essenziale in questo settore manifatturiero, specialmente dopo l'introduzione della macchina. Per ovviare a tale ribaltamento di tendenze, Chieri abbandonò il settore della filatura (che maggiormente richiedeva la presenza dell'acqua), ma tale rinuncia non fu sufficiente, poiché l'incapacità dei suoi fustanieri di aprirsi alle nuove tecnologie, e, anzi, il loro chiudersi in un protezionismo ad oltranza, resero vano ogni sforzo.
Durante il 1700 la lavorazione del cotone in Piemonte fece capo a tre distinti gruppi imprenditoriali, escludendo i mercati imprenditori inquadrati dall'Università del Fustagno di Chieri.
Al primo gruppo, in ordine di tempo ed importanza, facevano parte esponenti della borghesia professionista (notai, avvocati, burocrati), avvicinatasi all'attività manifatturiera nell'illusione di rapidi guadagni, ma già ritiratasi di fronte alle difficoltà entro la fine del secolo. Con gli stessi scopi speculativi si erano avvicinati alle aziende tessili nuclei di bottegai e commercianti svincolati da strutture corporative e in grado di organizzare manodopera rurale a basso prezzo; anch'essi lasceranno presto le manifatture per dedicarsi a più lucrose pratiche di contrabbando con gli stati vicini. Infine, negli ultimi anni del secolo emerse il gruppo formato da grossi mercanti ebrei riusciti, grazie all'esportazione di seta in Inghilterra, ad acquisire a buon mercato partite di cotone, che facevano lavorare in piccoli laboratori di rifinitura e stampa, servendosi per la filatura e la tessitura di manodopera rurale.
A questo gruppo appartenevano i fratelli Levi (in particolare David, Isacco e Abramo Fitz, esponenti di una ricca famiglia di mercanti ebrei, originaria dei Paesi Bassi, trasferitosi a Chieri nel XVII secolo). Si dedicarono all'industria cotoniera nei primi anni dell'800, senza abbandonare per questo l'iniziale attività nel ramo serico e nel più ampio campo del commercio dei tessuti. Nel 1794 avevano fatto ricorso al re chiedendone l'autorizzazione per introdurre cotoni in Chieri, evitando i vincoli imposti dall'Università, della quale non potevano far parte. L'autorizzazione ad impiantare una manifattura di cotone giunse nel 1797, e i Levi riuscirono ad assicurarsi approvvigionamenti del cotone in arrivo da i porti liguri, superando i vecchi divieti corporativi.

casa dei Levi in via Vittorio Emanuele angolo via San Domenico



Alla fine del Settecento l'Università aveva ormai perso ogni influenza politica e, con la libera concorrenza introdotta nel periodo della Rivoluzione Francese, scomparve definitivamente, ad opera di alcuni imprenditori chieresi, tra i quali appunto David Levi, proprietario dell’opificio situato nell’antico convento di Santa Chiara, e iniziatore dell’industria tessile moderna.
Il suo opificio dava lavoro a più di cento dipendenti; purtroppo la famiglia Levi, anche per le sue origini ebraiche, sarà boicottata e l’opificio ad un certo punto verrà chiuso. Il nipote David Levi, patriota del nostro Risorgimento, in un libro di ricordi, raccontò con passione la trasformazione del convento di Santa Chiara in manifattura tessile, e le vicende della sua famiglia.

 

il convento di Santa Chiara che fu la fabbrica dei Levi

I Levi, sottolinea lo storico Castronovo, dovevano imporsi (pressoché unici fra i cotonieri) anche per una maggior consapevolezza politica e curiosità culturale, esemplari di una borghesia intensa a operare sullo slancio rivoluzionario per una profonda trasformazione della realtà economica esistente. David Levi, il fondatore dell' impresa, abbracciò i principi dell'89 e,eletta sindaco nel 1802, venne poi riconfermato nella carica durante l'intero periodo napoleonico.

Tratto da " Per conoscere la città, le attività economiche" a cura di A. Vittone

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