LE CONDIZIONI DEL LAVORO IN FABBRICA

tratto da: "Per conoscere la città"

Le condizioni dei lavoratori chieresi all'inizio del 900 sono testimoniate "fin dalla mia infanzia aveva imparato a lavorare al telaio... Non avevo ancora compiuto 10 anni che già tessevo trecce nella fabbrica di Castelnuovo ed insegnavo la tessitura alle contadine dei dintorni... Verso il 1880... in tutte le principali aziende si lavorava per 10 ore nei 6 giorni e poi tutta la domenica mattina. Nell'estate le 10 ore potevano salire a 11 o 12 ore... ricordo ancora tutte le agitazioni fatte per l'abolizione del lavoro domenicale... le mentalità dei padovani delle aziende era, press 'a poco, come quelle degli agricoltori, ma costoro, più osservati della religione, non profanavano la domenica..."(35)

Altre testimonianze raccolte in occasione della mostra sulla tessitura, tenutasi in Chieri (36) nel 1978:"l'età minima per andare a lavorare sarebbe stato 12 anni. Però nessuno aspettava. Pochissimi andavano fino alla V elementare. Molti smettevano in seconda, in terza...";"le bambine incominciavano le spolatrici in fabbrica a 10 anni, 11 anni... non dopo";"c'erano tante bambine che non arrivavano a toccare il filo e allora le mettevano la panchetta sotto per farle lavorare";"sono andata a lavorare a 11 anni. Non avevo i libretti. Mi portavano in cantina quando arrivava l'ispettore";"quando arrivavo da scuola mia madre mi faceva annodare una coperta per una mola".

Le condizioni degli operai adulti erano altrettanto drammatiche: gli operai delle filature erano divisi in "mute" che si avvicendavano nel corso della giornata, ma spesso si verificavano casi di forzati prolungamenti del lavoro per la stessa squadra, che restava così in fabbrica dal mattino fino all'una di notte.

Nella case dei lavoranti a domicilio, se c'erano bambini, la madre "doveva lavorare sul telaio e cullare noi due bambini... mio padre, con poche spanne di corda, aveva applicato un meccanismo, comune a tante tessitrici. Premendo le calcole del telaio, le due culle si muovevano alternativamente: le calcole facevano dunque i due movimenti, abbassare i licci e muovere le culle".(37)

I vecchi regolamenti settecenteschi della Corporazione si facevano ancora sentire a chieri, non solo nella struttura decentrata della manifattura, ma anche nella gerarchia(a livello esecutivo)prevista: apprendisti, garzoni, i filatori e i tessitori a cottimo, gerarchia basata più sull'anzianità che sulla specializzazione.

 

NOTE:

35: G. Gallina, il mio libro, 50 anni di lavoro. Raccontati dal vero, Chieri, Officina Grafica Astesano, 1930.

36: Dalla sintesi della mostra " Chieri - Una tradizione tessile" tenutasi nell'ottobre del 1978

37: G. Gallina op. cit.

Riportiamo infine ancora una serie di testimonianze di vita dei tessitori chieresi, per un periodo che grosso modo va fino all'avvento del fascismo.

Nel 1914 il bollettino "la Beata Vergine delle Grazie " scriveva contro "l'abitudine di quei tali che non si contentano la domenica di trascorrere un'oretta in sana libertà, ma vi consacrano tutto il santo giorno festivo... e vi continuano il lunedì, il martedì e forse anche il mercoledì". Sentiamo Michele Benedetto,(38) tessitore in pensione "i copertieri chieresi facevano orari giornalieri lunghissimi ed i telai a mano da coperte jacquard richiedevano attenzione e fatica. I padroni retribuivano i "coertè" a cottimo, in relazione alla produzione. Nei giorni di pieno lavoro i tessitori si regolavano di guadagnare quanto loro occorreva per la necessità essenziale. Alla domenica ed al lunedì pomeriggio, alcune volte anche il martedì pomeriggio verso sera quando il tempo lo permetteva - da pasquetta ad ottobre - raggiungevano i prati per godersi la campagna... con le scampagnate ci si divertiva moltissimo... è vero che in campagna qualcuno esagerava nell'alzare il gomito: il bere era un pò il vizio del tempo... i tessitori, quando il fascismo comincio a farsi sentire ed a imporre la domenicali riunioni, se ne andavano in campagna anche per non imbattersi in certe manifestazioni". "I copertai la piantavano fino al martedì o al mercoledì. Quelli che erano in casa, le donne, lavoravano"; "in campagna il telaio si teneva sul granaio o nella stalla... così era al caldo".

Note:

38: Corriere di Chieri, 20/4/1974, pag 3, "i copertieri"