L’UNIVERSITÀ DELL’ ARTE DEL FUSTAGNO

Nel 1482 i produttori di tessuto si erano uniti in una associazione o corporazione artigiana sotto il nome di Università dell'Arte dei Fustanieri, con l'intento di rafforzare la capacità produttiva, migliorare la qualità del prodotto rendendolo più concorrenziale, formare un blocco monopolistico, strappare al governo ducale esenzioni da tasse e da pedaggi. Un simile tipo di associazione fra produttori offriva anche il vantaggio di poter acquistare la materia prima (il cotone) in grandi partite nei porti di Genova e Venezia; possibilità di controllare i salari e lo spostamento di manodopera da un’azienda all'altra, abolendo la concorrenza, di cui poteva godere un lavoratore nei confronti delle botteghe artigiane che producevano stoffa.La produzione peraltro solo in piccola parte avveniva all'interno delle botteghe, attrezzate soltanto per alcuni tipi di lavorazione: per lo più, la tessitura ed i processi sussidiari avvenivano nelle case dei privati, spesso contadini o artigiani stagionali, con l'impiego dell'opera delle donne e dei bambini. Questo sistema produttivo, che è perdurato a Chieri fino alla seconda metà di questo secolo e che, nel fenomeno ancora presente dei terzisti, sussiste tutt'ora, era una tipica forma produttiva preindustriale.
L'attività corporativistica dell'Università del Fustagno non ebbe mai, come invece avvenne per la Società di S.Giorgio, ingerenze con la vita politica del Comune.Sebbene il principio statutario prevedesse che tutti i soci possedessero eguali diritti e doveri, in realtà l’Università vide, già al suo sorgere, il formarsi di due categorie di associati, nate come conseguenza naturale della particolare organizzazione del lavoro tessile: i mercanti-imprenditori e gli artigiani.
I "mercanti fustanieri", dotati di capitali, importavano il cotone greggio e lo distribuivano ad artigiani specializzati che procedevano alla filatura, per poi restituire il prodotto al mercante; questi lo consegnava, allora, ad altri artigiani per la tessitura e ne riceveva, quindi, il manufatto finito, che provvedeva ad immettere sul mercato.
Questa distribuzione del lavoro avveniva anche per le fasi intermedie, quali la tintura o la sbianca, per cui tutto il ciclo era compiuto da artigiani specializzati collegati tra loro, ognuno incaricato di eseguire una singola fase, prima e dopo la quale interveniva sempre il mercante. Questo sistema produttivo, che a Chieri proseguì sino a pochi deccenni orsono, e che ha origini medievali, pone di neccessità l'artigiano in una posizionedi subordine rispetto al mercante-imprenditore, per cui la presenza di entrambe queste figure e l'Università del Fustagno lascia trasparire la realtà di una corporazione guidata, in forma monopolistica, da un gruppo di "fustanieri", ai quali gli artigiani dovevano sottostare e dai quali non potevano svincolarsi.
Nella classe dirigente dell'Università confluirono, nel XVI secolo, alcuni borghesi provenienti dalle famiglie di mercanti usurai del secolo precedente, ma anche nobili dell'antica aristocrazia locale, quali i Broglia, che non disdegnarono di affiancare ai redditi terrieri quelli della mercatura.
Il periodo di maggior fioritura dell'Università fu, certamente, l'età di Emanuele Filiberto, sia perché, cessate le guerre tra Francia e Spagna, le frontiere si riaprirono e le esportazioni furono facilitate, sia perché il duca favorì, in più occasioni, i fustanieri, con esenzioni dai dazi doganali delle loro merci (esenzioni poi riconfermate dai successori).In Piemonte la forza dell'Università fu tale che, sino al 1713, Chieri ebbe il monopolio della lavorazione del cotone e del commercio dei filati. Ma non appena questo monopolio fu infranto, con la nascita di attività concorrenziali nel Vercellese, nel 1713 appunto, iniziò per Chieri un lento e inesorabile declino.

 

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