dalla Stampa di Mercoledì 29 Ottobre 2008

I NEMICI RIABILITATI DELLA TERZA C

Gli studenti ridanno un nome a 25 Austriaci del '15-'18

Questo è Johann Payr, che aveva 23 anni. Aveva solo una croce di pietra nell'aiuola, dentro al cimitero di Chieri. Non aveva nient'altro. Neanche un fiore. Nemmeno un passato.

Poi Chiara e Roberta lo hanno adottato assieme ai loro compagni della 3 C: hanno scritto al consolato austriaco, l'hanno cercato su Internet, e hanno trovato il suo paese, hanno rintracciato i nipoti, hanno chiesto una sua foto. E hanno riscoperto la sua vita. Johann Payr  aveva un podere a Netters, in Austria, ed era un prigioniero di guerra mandato a lavorare i campi a Chieri, dove l'aveva ucciso la "spagnola" il giorno di Natale del 1918.

La spagnola era un' influenza, che fece più morti della Grande guerra. Johann era uno che stava bene, era un ricco, anche se ha due baffetti mosci e una faccia triste che viene senza vento da quegli anni lontani,da un secolo fa. Come lui erano morti in 25 a Chieri, prigionieri di guerra austriaci: e a tutti loro, uno per uno, la terza C della scuola media Quarini ha ridato un nome, una memoria e qualcosa della vita che avevano perso. Adesso quell' angolo di cimitero ha persino riacquistato un po' di luce: le foto sulle croci,la ghiaia e i fiori.

Erwin Schmidl, direttore del Dipartimento di Storia contemporanea dell' Accademia della Difesa di Vienna, scritto una lunga lettera ai ragazzi per ringraziarli di quello che stavano facendo:"... proprio nei tempi dell' Europa unita la vostra iniziativa mi sembra straordinariamente importante e degna di lode".

LA DELEGAZIONE

  Domenica e lunedì verrà una delegazione austriaca a Chieri e scenderanno i familiari per rendere per la prima volta omaggio ai loro morti dimenticati, tutti in parata, con il sindaco di Chieri, Agostino Gay, e i rappresentanti della Croce Nera di Vienna. Miracoli della pace.

 O delle scuole. Perchè fa un certo effetto adesso vedere questi bambini dagli occhi grandi che fanno gli storici e i giornalisti con i loro 13 anni appena: il sito su internet, l'inchiesta e la ricerca costruite assieme, gli appunti e i faldoni accumulati, scrivendo in Austria e sfogliando gli archivi come dei piccoli investigatori.  Roberto De Stefanis, l'insegnante che li ha guidati in questo lavoro, spiega che "all'inizio la molla era stata solo quella di ritrovare le famiglie per ridare dignità a queste persone sepolte. Il resto è venuto dopo, la ricerca sul periodo storico, la scoperta di una realtà sconosciuta, la passione per il lavoro su internet".

L' idea era venuta per caso, davanti a quelle aiuole misere, a quelle croci di pietra, senza volti, senza fiori, senza niente. Erano 25, tutti austriaci. Ma perchè erano lì? I ragazzi hanno cominciato a cercare la risposta negli archivi, chiedendo aiuto a Silvio Selvatici, dell' Opera Nazionale per i Caduti senza croce. "L' Arco", il giornale di Chieri del 1918, raccontava che " non c' era più gente nei campi e che la città aveva bisogno di 300 persone per lavorare la terra". I giovani erano tutti al fronte. Chiesero aiuto a Roma. Li accontentarono in parte: mandarono 40 prigionieri di guerra. Il costo, rivela ancora il quotidiano locale, "era una lira e 80 centesimi al giorno per ogni bracciante". Li sistemarono al convento di Sant' Andrea delle suore cistercensi. Di quei 40, ne morirono 25, questi che sono qua.

UN MONDO SCONOSCIUTO

La prima cosa che fecero gli studenti della terza C fu quella di scrivere al Consolato e all' Ambasciata, per avere indirizzi, paesi, numeri di telefono. Da lì partirono per ottenere foto, contatti, biografie. Ma la cosa che più li colpiva, andando avanti nel lavoro, era la scoperta di un mondo sconosciuto e di una realtà che credevano inesistente: " un paragone impossibile con la nostra vita", come dice Dario Ormea, con i suoi 13 anni belli, che assieme a Simone Arduino era addetto alle foto.

Poco per volta, i ragazzi hanno ridato una memoria a quei nomi senza passato. Hanno contattato le loro famiglie, hanno ricostruito le loro esistenze, dal più giovane, Johann Griesbaner, che aveva appena 18, al più anziano, Andreas Lux, che ne aveva 44. Qualcuno di loro era ungherese, come Johann Cepò, 36 anni, che veniva da un paesino con un nome impronunciabile, Felsoschihloy, ma la maggioranza austriaca. Morirono per gli stenti, uccisi dalla tubercolosi e dalla spagnola.

LA LEZIONE

Johann Payr è un po' il simbolo di quel mondo dolente, figlio maggiore di Andrè Payr, proprietario di un podere a Natters, e di Walpurga Payr.

C'erano due fratelli in prigione con lui. Lo seppellirono loro. Sua sorella oggi ha 4 nipoti che verranno a trovarlo, assieme a quelli di Johann Schushter, che invece era un poveraccio con otto fratelli che faceva la guerra per disperazione e si fermò qui l'8 ottobre del 1918, a 43 anni, stroncato dalla miseria. Chissà se c'è una soluzione in tutto questo. " il valore della pace", come dice il professore, Roberto De Stefanis. "I ragazzi hanno imparato a conoscerlo". Forse è così. Una di loro, Sabrina, dice la stessa cosa. Solo che lo dice con parole di una che ha tutta la vita davanti: "ci ha aiutato ad avere rispetto per gli altri. Perchè non sono solo una croce di pietra".

Pierangelo Sapegno

ha collaborato Antonella Perotti