Margherita Chiosso

annodatrice

-Cognome e nome: Chiosso Margherita.

-Data e luogo di nascita: 07 / 10 / 34 a Chieri.

-Che lavoro (o quali lavori) ha fatto nella sua vita? Spolatrice, tessitrice, bobinatrice, passalicci, annodatrice.

-Dove ha lavorato? Ho cominciato nella tessitura Menzio come spolatrice, poi ho lavorato da Tabasso per sei anni; siccome quando incominciai da lui avevo solo dodici anni e mi aveva assunta per i problemi che avevamo in famiglia, mi fece fare i libretti provvisori. Poi mi sono messa per conto mio.

-Per quanti anni ha lavorato? Dal 1946 a tutt'oggi. Sono 30 anni che faccio l'annodatrice a Chieri. Sono andata anche in Francia, avrei dovuto anche andare in Grecia e in Cina, ma ho rinunciato.

-Quanti anni aveva quando ha iniziato a lavorare? Undici.

-In famiglia, chi lavorava come Lei in tessitura? Tutta la famiglia; mio padre faceva, come artigiano, gli zerbini di cocco; e poi c'erano tutte le mie sorelle. Da quando ci siamo messi in proprio, è venuto con noi anche mio fratello, che ha studiato come perito tessile e ha lavorato da Vergnano fino alla pensione.

-Quante ore lavorava alla settimana e al giorno? Da Tabasso il turno era di 8 ore, ma quando abbiamo cominciato a lavorare in proprio lavoravo 16-17 ore al giorno, dalle 6 alle 22, senza interrompere per pranzo: dovevamo pagare i debiti.

-In che cosa consisteva il suo lavoro?

L'annodatrice deve annodare il fili i fili dell'ordito finito con il cavo che va a telaio, uno per uno.

-Era pericoloso o faticoso? Faticoso, anche perché d'estate faceva molto caldo; pericoloso no: in tutta la mia vita ho visto solo due incidenti, successi perché non erano state eseguite le direttive.

-In che cosa il suo lavoro era diverso da quelli che attualmente fanno i suoi colleghi?

E' la tecnologia che fa la differenza; ad esempio, prima si annodava a mano, ora c'è una macchina (quelle più nuove costano moltissimo). E' lungo il lavoro di preparazione, ma poi la macchina fa in due ore il lavoro di giorni.

-Ha dei ricordi? Tantissimi, soprattutto del periodo in cui ero dipendente da Tabasso: eravamo giovani e, oltre a lavorare, ci divertivamo anche, perché il lavoro aveva una dimensione più umana. C'era tempo per ridere e scherzare; adesso, invece, una tessitrice deve badare da sola a 14 telai e, secondo me, è molto più faticoso. Comunque eravamo un gruppetto di ragazze seguite da una maestra e talvolta facevamo le monelle. Lavorava vicino a noi una donna più anziana di noi che era piuttosto maliziosa; pensava sempre che si stesse sparlando di lei e così noi facevamo finta di parlare per vederla agitarsi. C'era poi una signora che aveva una grande paura per i topi e allora noi facevamo un bel topolino con il cascame e poi, quando lei si assentava, glielo mettevamo sul telaio: faceva delle urla!

Eravamo molto unite; quando combinavamo qualche marachella, il padrone ci chiamava e non è mai successo che una di noi abbia detto: "Non sono stata io, è colpa di quell'altra". Certo che quando ho lavorato come autonoma è stato molto diverso: ero sola e dovevo fare cose che non sapevo ancora fare bene. Una volta avevo un po' di mal di testa e allora pensai di andare a casa un momento a prendere qualcosa; andando verso casa, incontrai mio padre e gli dissi che andavo solo a prendere un cachet. Al ritorno, mentre stavo mangiandomi un panino di pane e salame, incontrai di nuovo mio padre e da allora a casa mia, quando uno mangia un panino, gli si dice: "Ti sei preso un cachet?".

 

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