Bosco Rosa

rammendatrice

 

-Cognome e nome:Bosco Rosa

-Data e luogo di nascita : 13-11-40, Chieri .

-Dove ha lavorato? Nell' azienda tessile di famiglia .

-Come dipendente o autonomo? Dipendente

-Per quanti anni ha lavorato? Dal 1955 al 1968 e saltuariamente dal '78 all '87.

-Quanti anni aveva quando ha cominciato a lavorare? 15 anni.

-Chi lavorava come lei in tessitura? Tutta la famiglia .

-Quali altri lavori ha svolto? Dopo il matrimonio, venditrce nel negozio di pelletteria di famiglia, dal 1968 al1978 .

-Che lavoro faceva in tessitura? Ho lavorato in diversi settori , perchè aiutavo il mio padre ; comunque, il lavoro che ho svolto con maggiore continuità è stato quello di campionatrice ,

rammendatrice e addetta al controllo delle spedizioni .

-In che cosa consisteva il suo lavoro?

Rammendatrice: quando la pezza di tessuto, lunga circa 40 metri usciva dal telaio, la tessitrice la strotolava in pezze piegate: la "faldava" (le falde sono le pieghe). Io, che lavoravo in magazzino, da terra, dove la pezza veniva deposta, la facevano passare su un bancone e la controllavo (=passare le pezze). Il "tribunale", cioè una macchina verticale simile ad una grande lavagna su cui fare scorrere la pezza , l'ho visto utilizzare solo negli anni ' 70.

"Passando le pezze " controllavo i difetti:I

l difetto di trama più ricorrente veniva chiamato "baby" (il baby , in piemontese , è un grosso rospo); indicava il filo ammuchiato, aggrovigliato). Cucivo con un filo colorato il punto del difetto, a lato, sulla cimossa, per segnalarlo. Altri difetti di trama erano la “molàn-a” (leggi mulan-a) , un tessuto più rado che potevamo solo segnalare , e la “battùa” , punto del tessuto più spesso.

Tra i difetti di ordito c'erano : la “scambiùra” (quando nel pettine si strappa il filo e la tessitrice , per aggiustarlo,sbaglia e lo accavalla) e la sorèla (= leggi surèla) : sono due fili che vanno insieme.

Se c'era un filo rotto, rammendavo usando l'ago apposito (chierese:gùcia), se il "baby"era piccolo cercavo di farlo scomparire con il pettine (pènto).

A volte la tessitrice aveva riparato un filo rotto nel telaio facendo un nodo troppo grosso , non fatto"sull' unghia"(è un' operazione difficile, ma che lascia il rammendo invisibile, se è ben fatta ); dovevo tagliarlo con le forbici (=tesòire) e passare con l'ago un filo nuovo. I rammendi più difficili erano quelli sui tessuti a trama e catena fine.

Alcuni tessuti, poi , non si potevano proprio rammendare: ad esempio, il gabardine. Allora potevano solo segnalare il difetto.

Misuravo anche le pezze :si dice "aunnare" , da "auna" borsa di legno con piastrine a punta per misurazione.

Nella mia vita ho fatto anche i"campioni", per illustrare ai clienti i nostri tessuti: creato un tessuto nuovo, se ne facevano pochi metri in vari colori e tonalità. Poi si tagliava piccoli pezzi (quadrati o rettangoli) che si incollavano su una cartellina. Generalmente sulla cartellina mettevo un rettangolo più grande a sinistra (il "campion"- leggi " campiùn"- tipo) e, a lato, la tavola di colore, dal bianco al nero, dando i numeri di riferimento e il nome dell articolo .

I nomi degli articoli erano inventati a piacere; ricordo che i nostri tovagliati si chiamavano Tirolo,Firenze, Bologna; i tessuti per l' abbigliamento, invece, Fiesole, Santiago....

Il cliente a volte chiedeva , oltre la cartellina colori del tessuto che aveva acquistato, anche la matassina del filato usato. Mi piaceva molto fare i campioni, soprattutto quando dovevo scegliere i colori; lavoravo sulle 9 ore al giorno e mio papà, negli anni '60 , mi dava £1000 alla settimana (il "prèt" = la mancia) .

Ha dei ricordi?

Tra le persone che lavoravano da noi ricordo con simpatia Rosetta Cravero che oggi ha 103 anni. Era bravissima, forte come un treno; lavorò da noi dal 1945 : misurava, impacchettava...

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